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I robot nel futuro potranno temere la morte come gli umani?

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Secondo ultimissime analisi, in futuro i robot potranno, così come noi umani, temere la morte. Questa strano quanto macabro dettaglio, potrebbe servire per avere il meglio delle prestazioni dalle macchine.

Il motivo per il quale i robot del futuro potrebbero temere la morte è sfruttarli al meglio.

No, non è nè il racconto di un qualsiasi romanzo di Isaac Azimov e nemmeno il copione di un pellicona con Will Smith di Hollywood; in futuro alcune stime potrebbero vedere i robot essere programmati per sentire e temere la morte come noi umani.

Il motivo a noi, almeno a noi umani del XXI secolo risulterebbe alquanto stupido e macabro, ma soffermiamoci un attimo su quello che potrebbe accadere dal 2019 a cento anni da qui.

Un futuro programmatore o un futuro ingegnere del 2119, come potrebbe far uscire il massimo delle prestazioni da un robot da lui programmato ed ideato? Sembrerà tutto alquanto scontato e sconcertante ma, la paura di morire perenne potrebbe far uscire il massimo delle prestazioni della macchina.

La morte temuta in perenne stato, per dare il massimo delle prestazioni possibili, la chiave della remota futura robotica.

Pensiamoci un po’, se noi ci trovassimo in un perenne stato di pericolo dove rischiassimo sempre la vita non daremmo sempre tutto il nostro meglio? Se anche voi, avete fatto il nostro stesso ragionamento, allora potete intendere ciò che hanno ipotizzato alcuni neoscienzati della University of South California.

La paura della morte, il rischio di perdere la vita è quello che in ognuno di noi ci fa sempre evitare i pericoli più grossi. Il così detto “senso di sopravvivenza” noi lo abbiamo sviluppato sin da quando abbiamo mosso i primi passi su questa terra.

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Ciò avviene in maniera quasi automatica nel nostro corpo a livello chimico, biologico e neurologico ed altrettante cose, che non sono nelle nostre capacità spiegarvi (esistono blog appositi sulla rete).

Vorremmo fare il punto invece su come questo nostro “temere la morte” si possa trasmettere ad un robot per tranne maggiori potenzialità. E una soluzione potrebbe venire da alcune tecnologie e da un “qualcosa” non così futuristicamente remote rispetto ai nostri tempi.

Sviluppo di una vera intelligenza artificiale e l’introduzione delle conseguenzialità, la chiave del lavoro.

A venirci in aiuto ci sono le attuali ricerche sulle reti neurali e sullo sviluppo di sempre più intelligenti ed accurate intelligenze artificiali. Ma ciò non basterebbe; bisogna introdurre anche la conseguenzialità dei comportamenti.

Sappiamo tutti che se tocchiamo un fuoco accesso, questo ci farà bruciare; i robot no ed è questa la chiave per farli temere perennemente la morte. Gli scienziati e gli ingegneristanno realizzando; dei modelli virtuali per permettere alle future I.A di conoscere le conseguenze di un comando non eseguito correttamente, conoscendo e sperimentando fisicamente le conseguenze.

Provando così anche quell’angoscia che si prova, sapendo che non si è eterni e non si è immortali e pertanto ogni giorno vivere e lavorare col massimo del proprio potenziale per realizzare piccole ma importanti cose.

Ovviamente, le discussioni attualmente sono solamente speculative, perché queste tecnologie le vedremo comunque tra moltissimi anni, ma già in moltissimi stanno apprezzando e in tanti altri ancora stanno criticando aspramente.

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